La macchina del sottovuoto così come la conosciamo oggi è di recente costruzione, ma le sue origini e la sua ideazione sono dovuti alla scoperta dell’esistenza del vuoto grazie a Otto von Guericke.

Egli inventò la prima pompa al vuoto del mondo, ovvero un dispositivo meccanico utilizzato per creare e mantenere il vuoto (cioè una condizione di pressione minore della pressione atmosferica); per adempiere tale scopo, la pompa da vuoto asporta il gas contenuto nella camera da vuoto alla quale è collegata la pompa attraverso delle condutture.

L'8 maggio 1654, nella città tedesca di Magdeburgo, von Guericke eseguì pubblicamente un esperimento che dimostrava gli effetti dell’incontro/scontro tra aria e vuoto e di conseguenza mostrando la forza della pressione atmosferica.

L'esperimento consisteva nel tentare di separare due emisferi metallici di circa 50 centimetri di diametro, uniti per semplice contatto.

Lo strumento utilizzato, gli emisferi di Magdeburgo, è composto da due emisferi di ottone che aderiscono perfettamente grazie ad una guarnizione di gomma che garantisce la perfetta tenuta impedendo quindi il passaggio di aria dall’esterno verso l’interno.

Nell’emisfero inferiore è situato un rubinetto che permette il collegamento dello strumento ad una pompa aspirante (rubinetto aperto) e il successivo isolamento (rubinetto chiuso), mentre l’emisfero superiore è dotato di un gancio ad anello per consentire una presa comoda agli sperimentatori.

Nel tentativo di separarli, Otto oliò perfettamente le superfici dei due bordi, unì i due emisferi e con la sua pompa aspirò tutta l’aria dall’interno.

Successivamente legò un emisfero a un gruppo di cavalli e l'altro a un numero uguale di cavalli, ma in direzioni opposte. Dopo numerosi tentativi e con sorpresa dei partecipanti, è stato impossibile separare le due metà della sfera.

Dimostrò quindi che gli emisferi, che richiedevano molto sforzo per aprirsi, potevano essere separati senza sforzo semplicemente consentendo all'aria di rientrare all'interno delle sfere.